16 Nov Il diario di progetto: cos’è e perché è importante
Indice
Tempo di lettura: 3-4 min.
Quando lavoro ad un piccolo progetto sociale, e i “miei” progetti sono sempre piccoli, ho spesso la sensazione di essere in cammino lungo una strada bianca, cioè sterrata, una di quelle che non compaiono sulle mappe principali e di cui vieni a sapere perché qualcuno gentilmente te la suggerisce oppure perché, inseguendo l’esigenza di calpestare terreni poco battuti, la trovi.
Lungo questa strada, cioè nel corso della realizzazione di un progetto, sono certamente molteplici gli incontri, le riflessioni, le osservazioni, le opinioni e i dati a disposizione per essere raccolti e, in una fase successiva, raccontati.
L'importanza di prendere appunti.
Documentare un progetto mentre lo si vive non è un’attività accessoria, né un compito da rimandare alla fine come se fosse una valigia da riempire in fretta prima del ritorno, ma è parte integrante del percorso, un modo per orientarsi, per non perdere pezzi di senso, per dare continuità a ciò che accade.
Perciò, occorre predisporsi alla pratica pressoché quotidiana e certamente frequente dell’osservazione e della raccolta: una disciplina gentile che accompagna il progetto passo dopo passo per documentarne l’evoluzione.
Questa raccolta dati è fatta di appunti, voci, immagini, frasi ascoltate per caso, decisioni prese intorno a un tavolo o davanti a un caffè, tutte tracce leggere che, se non raccolte, svaniscono come impronte dopo la pioggia.
Nel prossimo capitolo introduco il diario di progetto come metodo e strumento, ma prima vorrei fare una breve precisazione.
Prendere appunti, documentare e tenere traccia dei fatti è già di per sé fare rendicontazione sociale.
Ma non basta.
La rendicontazione sociale necessita di una raccolta dati strutturata, basata su indicatori precedentemente individuati e metodi specifici di rilevazione, oltre che di una raccolta dati non strutturata, che è quella di cui scrivo in questo articolo.
Quest’ultima, lo ripeto, è libera, spontanea, soggettiva, e può essere condotta da diverse persone contemporaneamente, non segue regole, può essere realizzata senza aspettative e senza timore di giudizi.
Si dà innanzitutto come fatto personale, e il mio augurio è che sia innanzitutto un piacere.
Come creare un diario di progetto.
Il diario di progetto è, per me, lo strumento più semplice e più potente che esista, perché non richiede competenze particolari né strumenti sofisticati, ma solo uno sguardo allenato e una certa fedeltà al gesto della scrittura.
Non è un report, non è un verbale, non è una relazione: è semplicemente un taccuino di viaggio in cui appuntare ciò che accade mentre accade, senza curarsi della forma del linguaggio (in questa fase conta solo il contenuto) e senza nemmeno preoccuparsi degli usi futuri di tutte quelle annotazioni.
Consiglio sempre di scegliere un unico luogo, fisico o digitale, in cui far confluire tutto. Che sia un quaderno, un documento condiviso, un’app di note, l’importante è che sia prontamente disponibile quando serve.
Io ad esempio uso sia il cellulare che un piccolo quaderno.
Sul cellulare annoto subito tutto quello che reputo opportuno, dopodiché raduno gli appunti sul quaderno, dando libero sfogo all’uso di frecce, asterischi e pennarelli.
Nel diario possono convivere osservazioni libere, brevi descrizioni di incontri, riflessioni personali, dubbi, cambi di rotta, momenti di stanchezza o di entusiasmo, perché anche questi fanno parte della vita di un progetto e raccontano molto più di quanto si pensi.
Scrivere poche righe alla fine di una giornata di lavoro, o subito dopo un’attività significativa, aiuta a fissare ciò che altrimenti verrebbe inglobato dalla routine.
Col tempo, gli appunti genereranno una banca dati e una mappa del percorso fatto, utile non solo per raccontare il progetto all’esterno ma anche per comprenderlo meglio dall’interno.
C'è dell'altro.
Il diario di progetto è uno strumento fondamentale, ma per impostare una buona rendicontazione sociale potresti non volerti fermare qui.
In questo nuovo articolo ti aspettano due riflessioni: una sugli strumenti per archiviare i materiali e una sull’importanza di coinvolgere le comunità nella rendicontazione sociale.
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