Il “pitch”: come descrivere bene il tuo lavoro, in poche frasi

Quando qualcuno ti chiede: «Che lavoro fai?», cosa rispondi?

Ti capita di allungarti, di essere vaga, di entrare troppo nei dettagli o, al contrario, di dire qualcosa che non ti rappresenta davvero?

Che lo si chiami pitch o semplicemente “presentazione”, saper raccontare in poche frasi cosa fai è fondamentale. Serve quando incontri una persona interessata alla tua attività, quando parli con un ente, quando cerchi collaborazioni e naturalmente serve ai pranzi in famiglia, il banco di prova più severo.

Origine del termine

La parola pitch deriva dall’espressione inglese elevator pitch, che significa “discorso da ascensore”.
L’espressione non fa riferimento alle chiacchiere banali fatte per riempire il tempo (quelle sono le small talk), bensì tutto il contrario.

Con elevator pitch, contratto semplicemente in pitch, si intende una presentazione di sé o del proprio lavoro efficace e sintetica perchè fatta in brevissimo tempo, come durante un tragitto in ascensore.

In origine legata al mondo delle startup e degli investimenti, negli ultimi anni questa parola inglese si è diffusa anche in Italia.

Sperando non ti dispiaccia, proseguirò utilizzando la parola italiana “presentazione”, che è più neutra e, per la mia sensibilità, meno ostentosa.

Perché è importante avere un messaggio chiaro e sintetico

Una buona presentazione non è una formula magica né una frase da imparare a memoria. È uno strumento al servizio della chiarezza: prima di tutto per te, poi per chi ti ascolta.

Avere una presentazione ben fatta ti permette di:

Il problema non è “non sapersi vendere”. Il problema, spesso, è non aver chiarito a se stesse cosa si vuole raccontare.

Una buona presentazione è fatta così:

Per riuscire a definire una tua presentazione che sia breve ed efficace, poniti queste domande: cosa realizzo con il mio lavoro? A chi mi rivolgo? Perchè il mio lavoro è utile o significativo?

Ti invito a notare che c’è un’importante differenza tra ciò che realizzi e ciò che fai. Infatti, ciò che realizzi è il risultato finale del tuo lavoro, mentre ciò che fai è l’insieme delle azioni e attività che hai svolto per raggiungere quel risultato.

Errori più comuni, esempi e suggerimenti

Ecco i tre errori che ho notato più spesso quando ho ascoltato qualcuno presentare il proprio lavoro:

Gli esempi che seguono li ho preparati immaginando tre libere professioniste diverse: un’artigiana, una creativa e un’operatrice del turismo.

Esempio 1: la ceramista

Questa frase dice il vero, ma è troppo generica.
Non dice né cosa realizza davvero, né a chi si rivolge.

Qui emergono identità, destinatari e approccio.

Esempio 2: la graphic designer

Chiunque lavori nel settore potrebbe dirlo. Non crea distinzione.

Si capisce cosa realizzi e per chi. Da valutare di volta in volta se è meglio dire “grafica” oppure “graphic designer”. L’importante è farsi capire!

Esempio 3: la guida turistica

Corretto, ma non racconta nulla dell’esperienza.

Qui il valore è nell’esperienza, non solo nel ruolo.

in conclusione

Saper raccontare il proprio lavoro in poche frasi dimostra attenzione verso sé stesse e verso chi ci ascolta. Non è una scorciatoia né una strategia di vendita, ma uno strumento di chiarezza e di relazione.

Una buona presentazione evolve nel tempo, cambia con il tuo percorso e si affina con l’esperienza. Può essere adattata ai contesti, alle persone, alle opportunità che incontri. 

L’importante è che resti fedele a ciò che fai davvero. Quando trovi le parole giuste, non stai semplificando il tuo lavoro: lo stai rendendo comprensibile.

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